Salumi e formaggi italiani ancora colpiti dall’embargo: è il turno della Bielorussia

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Ancora una volta, a fare le spese delle tensioni politiche in Europa è il settore agroalimentare. Dopo l’embargo americano che ora è rientrato, e dopo quello voluto dalla Russia nel 2014 e purtroppo ancora attivo, ora è la volta della Bielorussia: come rappresaglia alle sanzioni decise dall’Ue per il comportamento nei confronti dei migranti, dal 1° gennaio il presidente Lukashenko bloccherà l’ingresso nel Paese di un lungo elenco di prodotti alimentari.

«Negli ultimi 5 anni l’export lattiero caseario italiano in Bielorussia è cresciuto, in volume, del 164% e del 66,5% nei primi sette mesi di quest’anno. Si chiude così un altro mercato promettente per le imprese casearie italiane», si legge in una nota di Assolatte. I numeri del made in Italy agroalimentare in Bielorussia non sono enormi: secondo le stime della Coldiretti, alla fine di quest’anno l’export di cibo italiano verso Minsk sarà di soli 38 milioni di euro. Ma l’aumento rispetto ai primi otto mesi dell’anno scorso è di oltre il 20%: «Inoltre – aggiunge la Coldiretti – l’embargo rischia di moltiplicare la produzione di falso made in Italy in un Paese che è già tra i più attivi taroccatori delle nostre specialità, dalla scamorza alla mozzarella, dalla provoletta fino al mascarpone, tanto da essere diventato tra i principali fornitori del mercato russo proprio dopo la scomparsa dei veri prodotti tricolori in seguito all’embargo scattato il 7 agosto 2014».

Tra le regioni che saranno più colpite dalla rappresaglia di Lukashenko c’è la Toscana, le cui esportazioni pre-Covid verso la Bielorussia avevano messo a segno una crescita del 40% tra il 2018 ed il 2019. «L’export toscano verso la Bielorussia è quasi raddoppiato – ha detto il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi – si tratta di valori marginali rispetto alle esportazioni totali del made in Tuscany, ma che rappresentano il crescente interesse per i nostri prodotti».

«L’embargo che la Bielorussia porrà contro il comparto agroalimentare italiano ed europeo deve far scattare l’ennesima sirena di allarme – ha detto Lorenzo Zurino, presidente del Forum Italiano dell’Export – non vogliamo vedere scene di un film già visto. Il commercio estero vale 1/3 del Pil nazionale e per questo va difeso. Ad allarmarci ancora di più è l’annuncio del presidente Lukashenko di voler prendere misure per equilibrare il mercato dei consumatori, anche soddisfacendo la domanda con prodotti di fabbricazione bielorussa».

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