Agroalimentare, la legge sul bio sblocca 3 miliardi di finanziamenti

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Tra il Piano strategico nazionale per la Pac 2023-2027, il Pnrr, il fondo per il biologico istituito dalla Finanziaria del 2020 e il nuovo fondo per la ricerca e l’innovazione, la legge sul biologico approvata definitivamente il 2 marzo sblocca 3 miliardi di euro di nuovi finanziamenti verso un comparto che ad oggi, in Italia, vale 7,5 miliardi di euro. A fare i conti è Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio, che prima di tutto si dice soddisfatta: quella che i produttori biologici hanno atteso per tredici anni «è un’ottima legge».

Superficie agricola bui al 25% entro il 2030

Le prime risorse, già pronte sul tavolo per essere prese, sono i 30 milioni di euro del Fondo per il biologico istituito dalla legge di Stabilità del 2020: «Furono stanziati perché si pensava che la legge sul biologico sarebbe stata approvata di lì a poco – racconta Mammuccini – e invece da allora ci sono voluti altri due anni». Dal Pnrr invece arriveranno 300 milioni di euro, vale a dire un quarto degli 1,2 miliardi che il Piano di ripresa e resilienza stanzia per l’agricoltura sostenibile: «Gli obiettivi europei parlano chiaro – dice la presidente di Federbio – ogni membro Ue deve raggiungere il 25% di superficie agricola coltivata a biologico entro il 2030». Dunque, il 25% di questo stock di fondi andrà proprio agli agricoltori bio.

La fetta più grossa della torta, però, è quella contenuta nel Piano strategico nazionale per il quinquennio Pac 2023-2027, che il nostro Governo a fine dicembre ha inviato alla Commissione europea: sono infatti ben 2,5 miliardi i fondi che la Politica agricola comune stanzia per mantenere i terreni già coltivati a bio ed espanderli fino a raggiungere la famosa quota del 25%. «Tutti insieme, sono davvero tanti soldi – dice Maria Grazia Mammuccini – ora però abbiamo la responsabilità di spenderli bene, per garantire uno sviluppo che sia duraturo sul territorio e che sostenga in particolare le aree interne e quelle montane del Paese».

Piano d’azione nazionale in tempi stretti

E qui arriviamo all’importanza della legge quadro sul biologico appena approvata: «Entro 90 giorni dalla sua pubblicazione – spiega la presidente di Federbio – il governo è chiamato ad approvare il Piano d’azione nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura biologica. Tra l’altro, dovrà anche procedere all’istituzione di un ulteriore fondo, quello per la ricerca e l’innovazione, per il quale è già stata stabilita una dotazione pari al 2% del fatturato realizzato dalla vendita dei pesticidi e dei fertilizzanti di sintesi chimica». Una sorta di compensazione per l’utilizzo dei prodotti chimici anziché biologici nei campi.

Riconoscimento e sostegno ai distretti biologici

Cosa vorrebbe veder scritto, Federbio, in questo piano? «Sicuramente lo sviluppo di filiere bio made in Italy al giusto prezzo – dice la presidente Mammuccini – la corsa al ribasso sta colpendo anche questo settore, bisogna arrivare a stabilire un prezzo minimo dei prodotti biologici, sul principio di quello che è stato fatto al tavolo nazionale del latte». Poi serve il riconoscimento e il sostegno ai distretti biologici: «Ce ne sono già almeno una quarantina in Italia – spiega Mammuccini – non si concentrano sulla coltivazione di un singolo prodotto ma sono in grado di creare importanti sinergie tra aziende agricole, imprese della trasformazione e ricezione turistica». Il terzo punto è la revisione del sistema dei controlli: «Occorre una piattaforma della tracciabilità gestita a livello ministeriale, che semplifichi la burocrazia che schiaccia le aziende e allo stesso tempo garantisca la trasparenza per i consumatori».

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