Donne, migranti, soggetti fragili: Confagricoltura e Jti premiano l’agricoltura sociale

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Ci sono i giovani di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, che con il progetto “Hasta l’Huevo!” si occupano del reinserimento lavorativo di persone con percorsi psichiatrici attraverso la produzione di uovoa di alta qualità in 50 ettari di terreni confiscati alla criminalità organizzata. Ci sono le donne di “PRO J.O.B. (Just One Bike)”, che a Roma organizzano la distribuzione dei prodotti delle fattorie sociali e delle aziende agricole laziali utilizzando biciclette adattate allo street food. E c’è la rete di aziende e cooperative sociali di Rocca Massima, in provincia di Latina, che per rilanciare l’area hanno dato vita al progetto “R.Accogliere” con cui costruire, attraverso la formazione di migranti, un capitale umano di risorse esperte e qualificate da integrare nelle imprese agricole locali.

Sono questi i tre vincitori del Bando Agro-Social: Seminiamo valore, nato dalla collaborazione tra Confagricoltura e Jti Italia (Japan Tobacco International). Giunto alla seconda edizione, quest’anno il premio – 40mila euro per ciascun progetto – è stato dedicato alle tre categorie che più hanno subito gli effetti della pandemia: le imprese femminili, le aree interne e il Mezzogiorno. «L’agricoltura assistenziale ormai è diventata una realtà che in Italia impegna 3.500 aziende e 30mila addetti – ha ricordato il vicepresidente di Confagricoltura, Sandro Gambuzza, intervenendo durante la premiazione di martedì 16 novembre -. Come Confagricoltura siamo al sesto anno di bandi riguardanti l’agricoltura assistenziale, e al secondo anno del bando Agro-Social: Seminiamo valore: questo è un tema caro alla nostra associazione».

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