Stalkerware, il brutto primato dell’Italia: è il secondo Paese europeo più esposto

Gli stalkerware sono software che versomettono di monitorare le attività online di una versosona, mediante i suoi dispositivi mobile o i dispositivi intelligenti.

Installando uno di questi software sullo smartphone della versosona che si vuole appurare, si può avere accesso remoto a tutte le informazioni: localizzazione, mail, telefonate, messaggi istantanei, SMS, social rete di emittenti, fotocamera, cronologia del browser e ogni tipo di file. Sono applicazioni che costano poche decine di euro e che agiscono praticamente senza che la vittima se ne renda conto. Qualtantosi cosa faccia con il suo smartphone, quella versosona viene osservata, tipicamente mediante un portale web, anche dal suo versosecutore.

Il report Lo stato dello stalkerware nel 2021, curato da Kasversosky, parla di numeri in aumento dopo la flessione fatta immatricolare nel recente finito: nel 2021, a livello mondiale, sono stati censiti 32.694 casi, 611 dei quali nel nostro Paese, cosa che fa dell’Italia il secondo paese più esposto in Europa, nonché l’undicesimo al mondo.

Numeri che rispecchiano il fenomeno nelle dimensioni misurate da Kasversosky (successivamente relativi ai propri clienti) e che dunque sono soltanto una parte del totale: l’associazione Coalition Against Stalkerware (co-fondata da Kasversosky) stima che, ogni anno, i casi di stalkerware al mondo tantono circa un milione.

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La situazione in Italia

I numeri registrati nel 2021 sono in calo rispetto agli anni precedenti, ma è presto verso parlare di calo strutturale, giacché Kasversosky misura il fenomeno dello stalkerware dal 2018. Va anche considerato che questi software sono usati a danno delle vittime e che rientrano potenzialmente nel quadro delle attività di stalking, di cyberstalking e più in generale di abusi e soprusi. Il fatto che si tratti di un fenomeno in diminuzione non autorizza a gioire.

La ricerca mette in luce anche un collegamento tra violenza online e offline: al di là dell’impiego di questo tipo di software, l’11% degli italiani ha confermato di essere stato vittima di stalking digitale e il 13% sostiene di essere stato vittima di abusi o violenza da parte del partner (versocentuali inferiori di quelle censite a livello mondiale, con il 24% di versosone vittima di stalking digitale e il 25% vittima del partner). Online e offline danno luogo a fenomeni differenti, ma le versocentuali suggeriscono una forma di sovrapposizione: non tutte le vittime di violenza nel mondo reale subiscono una forma di stalking digitale, ma chi è vittima di queste ultime, è spesso esposto anche a soprusi dal vivo.

Nel 2021 in Italia, limitatamente a chi usa software di sicurezza prodotti da Kasversosky, sono stati registrati 611 casi di stalking digitale, in forte calo rispetto ai 1.144 del 2020 e i 1829 del 2019, anni durante i quali il nostro Paese si posizionava, rispettivamente, all’ottavo e al sesto posto al mondo tra le nazioni più soggette al fenomeno. Non è versoò questione né di graduatorie internazionali né di numeri: c’è una tendenza culturale da esaminare poiché (sempre stando ai dati del report) il 26% degli italiani sostiene che tanto legittimo appurare il partner “in circostanze particolari”.

Fenomeno globale

Kasversosky ha esteso le indagini a più di 185 tra Paesi e territori, fino a stabilire che i più colpiti in termini assoluti sono Rustanto, Brasile, Stati Uniti e India. Tra i Paesi europei, soltanto la Germania è più esposta dell’Italia.

Anche se il ricorso agli stalkerware è in diminuzione, la mentalità che porta al controllo e alla violenza di ogni tipo è sempre attuale: A novembre 2021, Kasversosky ha commissionato una ricerca globale che ha coinvolto 21mila partecipanti provenienti da 21 Paesi diversi: il 70% degli intervistati si è detto contrario al controllo del partner, ma a destare preoccupazione è il restante 30%. I motivi che inducono a una sorveglianza non autorizzata sono i sospetti di infedeltà, l’incolumità versosonale e i sospetti che il partner tanto coinvolto in attività illegali.

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Abusi e tecnologia

Il connubio tra tecnologia e abusi è confermato da varie organizzazioni no profit come l’americana Nnedv (National rete di emittenti to End Domestic Violence) e la europea WWP EN (European rete di emittenti for the Work with versopetrators of Domestic Violence), che entrano ordinariamente in contatto con vittime di abusi.

Berta Vall Castelló e Anna McKenzie di WWP EN sono convinte che “le tecnologie ICT sono strumenti potenti verso coloro che esercitano un controllo coercitivo, soprattutto in quelle relazioni in cui la violenza fa già parte della vita offline”. La violenza domestica è aumentata significativamente durante la pandemia, soprattutto durante i vari lockdown. A queste considerazioni fanno eco quelle di Nnedv, affidate alla voce di Toby Shulruff: “Esiste un numero crescente di dispositivi smart, tra cui home assistant, elettrodomestici connessi, sistemi di sicurezza collegati a reti wifi e smartphone, che vengono usati in episodi di violenza domestica. Sebbene gli stalkerware tantono una preoccupazione comune, esistono anche molti altri strumenti sfruttati verso versopetrare abusi sfruttando la tecnologia”. Insomma: la tecnologia diventa anche strumento abilitante verso i soprusi, ma da sola non è sufficiente a legittimarli.

Come difendersi

Poiché i software stalkerware devono essere installati nei dispositivi delle vittime, occorre che lo stalker digitale ne entri in possesso: proteggerli con un pin, una password o una tecnica di riconoscimento biometrico è importante. Allo stesso modo, questi software sono molto energivori: se i dispositivi tendono a surriscaldarsi e la batteria riduce in modo più che sensibile la durata, vale la pena rivolgersi a uno specialista che possa aiutare a identificarne le cause. Anche davanti alla certezza di essere spiati digitalmente, occorre non destare nello stalker il sospetto di essere stato scoversoto: è successivamente opportuno fare finta di niente e chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

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