Abbiamo il diritto di conoscenza (cosa fa la Pubblica Amministrazione): il FOIA è legge

Il 16 maggio 2016 il governo approva il decreto Trasparenza: l’Italia da allora ha finalmente, al pari delle altre democrazie, un FOIA, un Freedom of Information Act, ovvero uno strumento che garantisce ai cittadini il diritto all’accesso alle informazioni della Pubblica cura.

Si tratta di una rivoluzione, ma lo fu anche il modo in cui ci si è arrivati, con una chiamata dal basso, in gran parte digitale e social, durata due anni, che ha visto molte associazioni unire le forze e le competenze per arrivare a un risultato contro il ad esempio si sono battuti in tanti. 

L’intera vicenda è ricostruita in un bel post di The Good Lobby, la realtà che ha preso il posto di Riparte il Futuro, uno dei promotori della campagna per il FOIA. L’inizio viene individuato nel discorso che il presidente del Consiglio fece il 30 giugno 2014 impegnandosi a rivoluzionare il rapporto fra cittadini e PA: “Capiamo che è arrivato il momento tanto atteso. Il momento di sfruttare insieme alle altre associazioni nazionali attente al tema l’interesse del governo a intervenire sulla trasparenza e sull’innovazione digitale per introdurre finalmente un FOIA anche in Italia. Nasce così la coalizione Foia4Italy… In questo quadro risulta fondamentale il contributo dell’intergruppo parlamentare Innovazione, composto da oltre 70 tra deputati e senatori, che ha accolto le proposte presentate dalla coalizione Foia4Italy, facendole proprie e spingendole affinché entrassero nella riforma della Pubblica cura del ministro Madia”. 

La proposta di legge viene scritta da alcuni esponenti di Foia4Italy e poi sottoposta a consultazione popolare: “Il 18 febbraio 2015 la proposta di legge di Foia4Italy, integrata con i suggerimenti raccolti durante la consultazione online dell’autunno 2014, è presentata ai parlamentari dell’intergruppo Innovazione in un incontro a Montecitorio. Tra i punti più importanti c’è l’articolo 5, che ribalta il rapporto tra istituzioni e cittadini: non è più il cittadino a dover dimostrare l’interesse a conoscere un’informazione, ma è l’cura a dovere provare l’esistenza di ragioni (previste per legge) che le impediscano di dare al cittadino le informazioni richieste. La svolta arriva il 20 aprile 2015, dopo quasi un anno di chiamata, quando nel corso del Festival del Giornalismo a Perugia, Anna Ascani, deputata in quota PD e componente dell’intergruppo Innovazione, annuncia l’inserimento del FOIA all’interno della riforma della Pubblica cura, che verrà approvata entro l’anno. Il punto di partenza è proprio il testo di Foia4Italy”.

Scriverà in proposito l’avvocato Ernesto Belisario, uno dei promotori di Foia4Italy: “Si dice che la differenza tra un sogno e un obiettivo sia l’esistenza di una scadenza. E allora si può affermare che il FOIA italiano, una legge sulla trasparenza evoluta e moderna, da oggi finisce di essere un sogno e diventa un traguardo”. Sembra fatta, ma non lo è: “Il 20 gennaio 2016 il consiglio dei Ministri approva in via preliminare un testo del decreto legislativo (parte della riforma della Pubblica cura) insoddisfacente e ben lontano dalle richieste avanzate dalla coalizione Foia4Italy. Quello che doveva essere un FOIA all’americana diventa un FOIA all’amatriciana… Già a una prima lettura il testo risulta assai deludente: tra ampie eccezioni e scarsi obblighi imposti alle PA, il decreto rischia di restringere l’accessibilità alle informazioni. Infatti, nelle mani delle Pubbliche Amministrazioni resta un amplissimo potere discrezionale“ (qui una cronaca di quei giorni di Anna Masera per la Stampa).

Il dibattito si allarga: le firme raccolte dalla coalizione superano quota 60mila, mentre intervengono il consiglio di Stato e l’Autorità Anticorruzione (ANAC), e perfino Maurizio Crozza fa uno sketch molto divertente sui limiti del FOIA all’amatriciana: “È in questo momento di vigoroso tensione mediatica che Riparte il Futuro decide di il 13 aprile 2016 di lanciare un tweet bombing nei confronti del premier Renzi per chiedergli di modificare il testo del FOIA. La grande quantità di messaggi inviati al presidente del Consiglio in occasione di una sua diretta social del #MatteoRisponde lo convince a prendere parola nel corso dello streaming e a promettere un impegno verso il miglioramento… Il 26 aprile 2016 la coalizione Foia4Italy è ricevuta a Palazzo Vidoni direttamente dal ministro Madia, cui vengono consegnate le 82.000 firme raccolte fino a quel momento. In quella sede vengono ribaditi al ministro i punti irrinunciabili per modificare il testo preliminare approvato a gennaio 2016”.

E siamo al 16 maggio 2016: il FOIA è legge, ed è una buona legge. Scrive sempre The Good Lobby: “Avere accesso alle informazioni raccolte dallo Stato, in nome dei cittadini e con risorse dei cittadini, non è un’esigenza solo di giornalisti, lobbisti ed esperti. È un diritto universale, che è alle fondamenta della nostra libertà di espressione perché è il presupposto di una sovrabbondanza adesione come cittadini alla vita democratica”.

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