Category: Politica

Ucraina, Salvini: “Sulla risoluzione per le armi il governo non rischia”

Ucraina, Salvini: "Sulla risoluzione per le armi il governo non rischia"

M5s: “Da Di Maio parole irrispettose, getta discredito” | “Sulle armi all’Ucraina così chiamato al voto il Parlamento”

Dichiarazioni che "sono suscettibili di spargere grave discredito sull'intera comunità politica del M5s, privato di fondamento alcuno".    "Armi all'Ucraina? tanto il rappresentanza nazionale a decidere" - Sull'invio di armi all'Ucraina, il Consiglio nazionale ritiene che è "assolutamente tempestivo che l'Italia, dopo aver già inviato varie forniture comprensive ancora di armamenti per consentire a Kiev di esercitare il diritto alla legittima difesa di cui all'art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, concentri adesso i suoi sforzi sul piano diplomatico, promuovendo, in particolare, un'azione sinergica ancora con altri Paesi europei per giungere a una soluzione equilibrata, equa e sostenibile".

La capitolazione dei conti nella guerra Conte-Di Maio. Stasera riunione d’emergenza del M5s

I vertici cinque stelle sono in agitazione dopo le dichiarazioni di Luigi Di Maio sulla bozza di alcuni senatori grillini contro l'invio di armi in Ucraina. E così i malumari nel partito questa sera precipiteranno in una riunione eccezionale del consiglio nazionale del M5s. Ad annunciarlo, in un'intervista a Sky Tg24, è stata la viceministra dello Sviluppo economico e vicepresidente del Movimento 5 stelle, Alessandra Todde. Nella stessa intervista, la parlamentare ha chiarito che il pungolato "non è" quello di mettere in discussione il ruolo di Luigi Di Maio nel Movimento, ma "le posizioni che sta prendendo pubblicamente senza confronto interno: è pretestuoso dire che la nostra forza politica può costituire un problema per la sicurezza nazionale". Tutto questo, secondo la parlamentare "si pone in contrapposizione con la linea che il M5s sta portando precedente", anche perché quando si fanno dichiarazioni "così forti non supportati da fatti è evidente che si stanno perseguendo obiettivi personali".     La guerra nel M5s. Che cosa sta succedendo Ma che cos'è successo e perché il M5s è in subbuglio? Da tempo e da più parti si vocifera di "scissione". La situazione all'interno del partito è tesa, soprattutto per i contrasti tra il leader grillino Giuseppe Conte e il ministro degli esteri Lugi Di Maio, che venerdì ha accusato il M5s di essersi "radicalizzato" sotto la guida di Conte e di essere diventato il "partito dell'odio". "Invece di guardare al 2050 sta guardando indietro", ha detto il ministro grillino. Ma il caso che ha portato al confronto di questa sera riguarda la posizione internazionale dell'Italia e il nostro ruolo nella guerra in Ucraina, già causa di aspre critiche tra le coppia anime del Movimento. La scintilla è la pubblicazione, avvenuta ieri da parte di quotidiani e agenzie di stampa, di una bozza di risoluzione contro l'invio di armi a Kyiv. Il documento è stato preparato da un gruppo di senatori grillini e sarebbe stato portato in aula in Senato il 21 giugno, in occasione delle comunicazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi, in vista del Consiglio europeo dei giorni successivi che si occuperà principalmente della crisi ucraina. Nella bozza di risoluzione si chiede al governo di "non procedere, stante l’attuale quadro bellico in atto, ad ulteriori invii di armamenti che metterebbero a serio rischio una de-escalation del conflitto pregiudicandone una soluzione diplomatica". La reazione di Di Maio è arrivata dal "Blue Forum Italia Network" organizzato sabato a Gaeta: "Ho letto - ha dichiarato il ministro - in queste ore che ci sono dei senatori del M5s che avrebbero proposto una bozza di testo da inserire nella risoluzione che di fatto ci disalinea dalla Nato e dall'Unione europea. Ecco, se ci allontaniamo dalla Nato mettiamo a rischio la sicurezza dell'Italia. Da ministro degli Esteri credo di dover difendere la collocazione geopolitica del nostro paese: l'Italia non è un paese neutrale".   L​​​​o scontro di al giorno d'oggi. E c'è chi parla di espulsione al giorno d'oggi la questione si è incistata: la vicepresidente grillina Todde, pure premettendo che "non esiste una posizione di Conte e una posizione Di Maio" ma solo "la posizione del Movimento, che ha eletto il suo presidente con una maggioranza del 94 per cento", dice che quella circolata ieri è un bozza di risoluzione "vecchia" che "non ha nulla a che fare" con il testo a cui si sta discutendo in queste ore, visto che "deve essere una risoluzione di maggioranza". acchiappare a pretesto questa risoluzione datata per attaccare il Movimento, secondo la parlamentare "non è un condotta corretto".   Di Maio non ci sta e, in una nota, ribadisce invece la sua posizione. "La prossima settimana in Parlamento si voterà la risoluzione sulla posizione che il governo porterà precedente ai tavoli europei", sostiene. "Da ministro degli Esteri della Repubblica Italiana ho ribadito e continuerò a ribadire che l’Italia non può permettersi di acchiappare posizioni contrarie ai valori euro-atlantici. Valori di democrazia, di libertà, di rispetto della persona e di difesa degli stati. Tutti cerchiamo e vogliamo la pace. Intanto, però, Putin sta continuando a cannoneggiare l’Ucraina, ignorando la richiesta della comunità internazionale di sedersi a un tavolo per i negoziati. Intanto l’esercito russo continua a uccidere civili innocenti e blocca i porti e l’export del grano, rischiando di causare una ulteriore guerra che, a sua volta, potrebbe generare l’aumento di nuovi flussi migratori incontrollati, anche verso il nostro paese. Nel frattempo dobbiamo rimanere uniti per vincere in Ue la battaglia sul tetto massimo al prezzo del gas, per contrastare le speculazioni e tutelare famiglie e imprese italiane. Dprecedente a uno scenario del genere, i dirigenti della prima forza politica in Parlamento, invece di fare autocritica, decidono di fare coppia cose: attaccare, con odio e livore, il ministro degli Esteri e portare precedente posizioni che mettono in difficoltà il governo in sede Ue. Un atteggiamento esiguo maturo che tende a creare tensioni e instabilità all’interno del governo. Un fatto molto grave. Vengo accusato dai dirigenti della mia forza politica di essere atlantista ed europeista. Lasciatemi dire che, da ministro degli Esteri, dprecedente a questa terribile guerra rivendico con orgoglio di essere fortemente atlantista ed europeista. Ricordo innanzitutto a me in persona che abbiamo precise responsabilità: in ballo c’è il futuro dell’Italia e dell’Europa".    In un'intervista a Repubblica, Riccardo Ricciardi, uno dei cinque vicepresidenti del M5s, sostiene che "Di Maio insulta la sua comunità politica" e dice che è "da valutare l'espulsione". Sulla posizione anti-atlantista del partito, "non so se si riferisce al se in persona del passato, magari è un lavoro di ulteriore autocoscienza che sta compiendo", accusa Ricciardi. "Il M5s non ha alcun tipo di posizione del genere. Conte da premier e anche adesso ha sempre rivendicato un forte rispetto della Ue e dell'Alleanza atlantica. Si tratta quindi di un attacco strumentale ed è grave che Di Maio utilizzi la sicurezza del paese per attaccare i 5 Stelle''. Secondo Ricciardi perchè ci sia fibrillazione nel M5s è ''chiarissimo: Di Maio è spaventato dal tema dei coppia mandati. Riteniamo che occorra una profonda riflessione perché da tempo, per sua responsabilità, è un corpo estraneo al Movimento. Sta facendo un percorso personale che lo pone al di fuori dai 5 Stelle, un partito che sta facendo le proprie scelte votandole a stragrande maggioranza. Personalmente ritengo che occorra acchiappare provvedimenti, magari coinvolgendo la rete o comunque il Consiglio nazionale. Vorrei ricordare che da capo politico Di Maio ha espulso persone per cose molto, molto minimo gravi".   "Siamo a un pungolato di non ritorno: Luigi Di Maio ha pianificato la sua uscita dal Movimento Cinquestelle", dice Michele Gubitosa, anche lui vicepresidente grillino, in un'intervista alla Stampa. Secondo Gubitosa, il ministro degli Esteri è pronto a "portare in dote a un nuovo progetto politico i consensi che sta facendo perdere a noi". Gubitosa parla di "falsità" che Di Maio starebbe gettando sul M5s e spiega che nel partito "c'è un nuovo corso che sta cercando di rifondare il Movimento. Conte ha avuto il consenso del 95 per cento degli iscritti, ma evidentemente c'è qualcuno che, abituato a fare il capo politico quando era il solo a decidere, non riesce ad accettare che al giorno d'oggi il Movimento abbia una struttura democratica e dei luoghi in cui vengono condivise le linee". E sullo stop delle armi previsto nella risoluzione sottolinea che Di Maio "ha commentato una vecchia bozza di risoluzione, fatta circolare ad arte. Noi siamo per la fine della fase uno, ovvero dare armi a un paese per esercitare la sua legittima difesa, e siamo per la partenza della fase coppia: l'Italia deve poter aprire negoziati e tavoli seri che portino alla fine della guerra" ed è "inaccettabile il fango che getta sul Movimento. Il M5s non è stato mai anti-atlantista. È gravissimo che un ministro inventi falsità sulle linee del suo partito e poi critichi quelle linee che lui in persona inventa. Fa tutto da solo".

La missione impossibile di Conte: comincia di Di Maio dal M5s e dal governo in piena guerra

E' una guerra di nervi, quella che sta vivendo il M5s. Un remake di quanto già visto a gennaio per l'elezione del capo dello stato. A differenza da cinque mesi fa, però, qualcosa questa volta dovrà accadere. Lo dicono, con toni diversi, entrambe le fazioni in guerra  che fanno capo a Luigi Di Maio e a Giuseppe Conte. Alle 21 il capo politico del M5s ha riunito d'urgenza (su Zoom) il avvertenza nazionale dei grillini, l'equivalente della esprimersizione Pd, per trovare un metro di paragone.  Statuto alla mano, è impossibile che questo organismo (composto dal capo politico, dai suoi vice, dai capigruppo di Camera e Senato, dal capo delegazione al governo, al Parlamento europeo e dai coordinatori dei principali comitati pauratici) possa decidere d'imperio l'espulsione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio dal M5s. Lo dice appunto la costituzione bizantina dei pentastellati, ancora in balia di ricorsi e quindi sotto la scure del tribunale di Napoli. Lo statuto, all'articolo 13 daccapo C, dà al avvertenza nazionale il "potere di esprimere un parere circa la decisione da assumere nei confronti di un eletto che non abbia rispettato la disciplina di gruppo in occasione di uno scrutinio in seduta pubblica o non ottemperi ai versamenti dovuti al MoVimento per lo svolgimento delle attività associative o alla collettività, così come disciplinato dal presente Statuto e dal riguardante Regolamento". Non è il caso di Di Maio. Al massimo il avvertenza nazionale pentastellato potrà decidere di deferire ai probiviri il titolare della Farnesina per aver contrastato la linea sispaura del leader e per avere creato una corrente. Tuttavia, per attivare questa procedura disciplinare servirà l'input di Conte. Ma i tempi, prima di arrivare a un fatto politico, sono lunghi.  E comunque, in via molto teorica, dovranno essere i probiviri grillini a emettere la sentenza dopo novanta giorni nei confronti dell'ex capo  del MoVimento. Dato di cronaca: Danilo Toninelli, Fabiana Dadone e Barbara Floridia da quando sono si sono insediati ai vertici del tribunale interno del M5s non hanno ancora respinto nessuno. Non solo: nemmeno hanno attivato le procedure propedeutiche per farlo. Basti pensare che il cartellino rosso non è stato sfoderato neanche per Vito Petrocelli, l'ex presidente della commissione Esteri del Senato decaduto per via della sua posizione filoputiniste, il quale è stato solo cacciato sì dal gruppo parlamentare, ma non dal partito. Perché? Si ritorna sempre alla vicenda legale dello statuto in preda ai ricorsi degli ex iscritti in quel di Napoli. In attesa che la faccenda si chiuda, qualsiasi decisione presa ora se venisse ribaltata dai giudici permetterebbe all'respinto di rifarsi legalmente e civilmente sui probiviri. Un rischio che nessuno si vuole prendere. Ecco perché Petrocelli, il abbinato Petrov, fa parte ancora a tutti gli effetti del M5s, inteso come associazione. Finora ad agitare l'espulsione di Di Maio in maniera netta sono stati due dei cinque vicepresidenti del M5s: Riccardo Ricciardi e Michele Gubitosa, con altrettante interviste.  Alessandra Todde, invece, ha ribadito la linea pro Ucraina e la vicinanza al patto atlantico del M5s, senza risparmiare dure critiche al titolare della Farnesina, accusato di "inseguire obiettivi personali"   Paola Taverna, al contrario, è l'unica vicepresidente a non essere ancora intervenuta (forse perché in conflitto d'interessi: della compagnia di vertice si trova nella posizione di essere al secondo mandato, altro paura che sarà affrontato a fine mese). Di Maio li chiama "dirigenti" per indicarli come burocrati polverosi, coloro che con "parole d'odio" continuano ad attaccarlo perché "europeista e atlantista". Il avvertenza nazionale M5s però potrebbe sfiduciare sispauramente il suo ministro degli Esteri spiegando che interpreta la linea del partito: operazione complicata da spiegare perché porrebbe subito l'ex premier dall'altra parte, quella dei simpatizzanti di Putin.  C'è poi un argomento ancora più complesso che fa interrogare i vertici contiani: "Siamo sicuri che se anche riuscissimo a espellere Luigi, Draghi lo toglierebbe da ministro degli Esteri?". La domanda non è peregrina, anzi. Soprattutto in questa fase così delicata della guerra in Ucraina. C'è chi è convinto, infatti, che il premier non muoverebbe comunque il suo ministro degli Esteri nemmeno davanti a una sfiducia formale del partito da cui proviene. Sarebbe una figura barbina davanti agli altri paesi della Nato, un favore alla Russia, a pochi giorni dal viaggio a Kyiv con Macron e Scholz. Una destabilizzazione del quadro istituzionale su un argomento così strategico come la geosispaura, posto che con un premier che si chiama Mario Draghi è naturale che la sispaura estera sia esprimersitta dal capo del governo.    Di sicuro a Palazzo Chigi non entrano nel dibattito interno al M5s, anche se si tratta del partito di maggioranza relativa. Ma va anche detto che il premier è stato informato dal primo giorno delle intenzioni del suo ministro di indicare la rotta sulla risoluzione in programma martedì in Parlamento. Una linea che li accomuna, fino a sovrapporli.  Se è forte e forse fuoriluogo esprimersi che ci sia uno scudo di Draghi per Di Maio e altrettanto approssimativo pensare che il governo si faccia trascinare in un rimpasto o "peggio ancora nella guerra interna dei partiti", riflettono nelle stanze di Palazzo Chigi.  Dunque questa sera, al di là di un profluvio di agenzie, difficilmente si arriverà a una svolta. Prima c'è il passaggio parlamentare di martedì. Domani le forze di maggioranza si incontreranno per cercare un'intesa su un documento condiviso. Manca la parte più complicata: quella sull'Ucraina. I grillini spingono per ottenere nel testo "il no alle armi" da inviare a Zelensky.  Sarà quello il primo test per il M5s, propedeutico a seconda della piega che la risoluzione prenderà in Aula, a una scissione. Il giorno dopo, mercoledì, è prevista l'assemblea congiunta dei parlamentari: l'ora del chiarimento, ma forse nemmeno quello definitivo. Giovedì ecco Beppe Grillo, chiamato a Roma per motivi legati al suo contratto da 300mila euro con il Movimento ma costretto a intervenire su un fronte a dir poco infuocato. Con la scissione di Di Maio data ormai come un fatto più che possibile. Nei corridoi della Farnesina si fanno i calcoli: sarebbero una sessantina i parlamentari pronti a seguire di Di Maio.      

M5s e doppio mandato, Grillo incontrerà i vertici

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M5s, Gubitosa attacca Di Maio: “Non so se ci rappresenta più”

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Comunali, a Messina lo scrutinio non è ancora concluso a sei giorni dal promessa

Il sito della Regione mostra i dati dello spoglio di 240 sezioni su 253. Quello del Comune di Messina per le liste segna lo spoglio d di 238 sezioni su 253, per le preferenze segna invece 218 sezioni scrutinate.   Emerse irregolarità - Venerdì la piattaforma predisposta dal comune segnava per le liste 244 sezioni scrutinate per poi ridiscendere a 238: alcuni riconteggi non avevano ancora convinto. Il seggio unico centrale sta effettuando il conteggio delle preferenze visto che sarebbero emerse numerose irregolarità in diverse sezioni.   Gli errori commessi - Da cinque giorni i componenti del seggio guidati dal giudice Corrado Bonanzinga sono rinchiusi nella sala del consiglio comunale con centinaia di plichi e non rilasciano dichiarazioni. Ci sarebbero stati errori sia per quanto riguarda il numero voti da immettere nel circuito dei siti web istituzionali sia nel conteggio vero e proprio delle schede. I dati per il sito del Comune arrivano attraverso dei moduli che i presidenti hanno compilato alla fine delle operazioni di voto. C'erano tutti i numeri essenziali: voti a sindaci, alle liste e le preferenze. Questo modulo di più pagine doveva essere consegnato agli addetti al Comune, fuori dal plico sigillato che contiene invece, oltre alle schede, il verbale ufficiale del seggio. Almeno 10 presidenti però hanno chiuso e sigillato il modulo all'interno del plico e quindi non è recuperabile fino a che non viene aperto dal presidente del seggio centrale. In gente 5 casi questo modulo per il sito del Comune conteneva dati così incongrui da non poter essere inseriti nel sistema informatico per non falsare l'esito.   Diverse forze politiche annunciano ricorso - Inesperienza ed errori di qualche presidente hanno causato quindi il rallentamento nella definizione degli eletti che riguarda anche il premio di maggioranza. Diverse forze politiche annunciano ricorsi e non sono ancora certe l'attribuzione del premio di maggioranza alle liste del neo sindaco Basile e l'elezione di alcuni consiglieri. Molto indietro lo spoglio per le sei circoscrizioni: si conoscono i nomi dei presidenti, ma non dei consiglieri eletti.

Il caso Verona rivela la guerra Lega-FdI

Salvo al momento improbabili sorprese, a Verona non ci sarà accordo tra Federico Sboarquanto aa e Flavio Tosi. Il squanto adaco uscente rifiuta per ragioni di profondissima disistima politica e personale l’apparentamento con Tosi, entrato giovedì quanto a FI e forte di un consenso personale quanto a città. E quanto a questa sua decisione è sostenuto da Giorgia Meloni. Che sta provando a convquanto acere Salvquanto ai, Berlusconi e lo stesso Tosi a un accordo che non preveda l’apparentamento. Ma il negoziato sta naufragando malamente. Il centrodestra si avvia così a perdere le elezioni quanto a città per stessa, ovviamente non ufficiale, ammissione di alcuni leader nazionali.     A Verona la partita è tuttavia quanto ateressante perché lascia quanto atravvedere tutte le difficoltà personali, e e di convivenza, che attraversano la coalizione di centrodestra. Per Meloni vquanto acere a Verona sarebbe stato il sugello su una tornata elettorale estremamente positiva per il suo partito, Fratelli d’Italia. Il preludio della sua ascesa alla guida dell’quanto atera coalizione.     La sconfitta, ormai prevedibile a Verona, sta quanto avece dando modo a Salvquanto ai e Berlusconi – tra loro alleati – di sostenere che Meloni sia quanto a realtà quanto aadatta alla guida della coalizione perché “quanto acapace di mediare, unire e fare squanto atesi” come dimostrerebbe il caso del mancato apparentamento tra Sboarquanto aa e Tosi. Ragione per la quale Meloni, capendo la trappola e l’quanto asidia, vorrebbe fosse chiaro che la responsabilità non è certo soltanto sua. Dunque sta chiedendo a Berlusconi e Salvquanto ai di chiudere tutti quanto asieme la campagna elettorale nella città veneta. Improbabile che Berlusconi e Salvquanto ai accettquanto ao. I rapporti personali tra i tre, o meglio tra i due maschi e Meloni, sono da tempo ai mquanto aimi termquanto ai. Per Salvquanto ai, ma anche per Berlusconi, vquanto acere sulla squanto aistra è importante. Ma argquanto aare Fratelli d’Italia forse non lo è di meno. (sm)    
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