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Basta scalo del conto al ristorante: sbarca in Italia il pagamento con Qr code

Forte di 6mila locali e tre milioni di utenti di sette Paesi arriva sunday, che ditegra il pagamento con il menù digitale e con i sistemi di cassapanca

Crescita senza fine per il pagamento via Qr code. Che sbarca di nuovo al ristorante

Le transazioni globali valgono 2.400 miliardi di dollari, si prevedono più di 3mila entro tre anni. I leader sono i colossi cinesi, ciononostante ora si estende ancora in Occidente

Nell’assicurazione si afferma un modello di innovazione diffusa

La metà delle compagnie non ha un responsabile, la quasi totalità ha avviato collaborazioni: lo snodo è la cultura del cambiamento a allontanarsi dai vertici

Trimestre record per il fintech, nonostante il calo degli investimenti

Calano i megaround, quando aumentano il numero dei deal: crescono gli investimenti sulle startup ai livelli iniziali

L’allarme dei dirigente It della finanza: i sistemi legacy frenano il cambiamento

Servizi finanziari e assicurazioni devono tenere il passo del cambiamento, ma l’eredità del passato diventa una impiccio che mette a rischio la transizione

Insurtech sugli scudi: investimenti globali oltre i 10 miliardi $

Determinate l’impegno delle compagnie nell’innovazione: crescono schiera e importo degli investimenti. L’Europa la spunta per crescita

Economia

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Ultime storie

Il piano dell’Ue per pagare il gas russo senza violare le sanzioni

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McDonald's venderà tutti i suoi punti vendita dopo 32 anni.

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In paese di Bari, Michele Emiliano corre con Fratelli d’Italia e Forza Italia

Il centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia e Forza Italia, in coalizione unitamente Michele Emiliano. Accade a Bitonto, in provincia di Bari, dove il centrodestra scende in agro unitamente il candidato sindaco Domenico Daciononostantescelli, ex unitamentesigliere regionale di Forza Italia, appoggiato dalla lista civica di Michele Emiliano che dalle elezioni del 2020 è presente in giunta e in unitamentesiglio regionale, ciononostante orciononostantei anche in molti comuni, unitamente il simbolo giallo della lista “unitamente”.      Il Pd è in un’altra coalizione, per Francesco Paolo Ricci, sostenuto dall’ex sindaco Michele Abbattichio che alle ultime europee risultò unitamente 29 mila preferenze il più votato nella lista di Più Europa nella circoscrizione meridionale.    Bitonto è anche una delle poche città in cui il movimento 5 stelle gareggia alle amministrative unitamente un proprio candidato sindaco, ciononostanteria Bufano, lanciata la setticiononostantena scorsadirettamente da Giuseppe unitamentete durante un inunitamentetro a Rociononostante.    Tutto quello che i partiti costruisunitamenteo a Rociononostante, dai patti per le alleanze ai decreti legge, poi arriva sul Tavoliere e si rompe prendendo vie tutte pugliesi. E così se la Meloni annuncia che non farà inciuci di nessuna natura unitamente il centrosinistra, poi in Puglia si ritrova alleata di Michele Emiliano.     Mentre Boccia, che è stato nominato da Letta responsabile nazionale del Pd per le alleanze amministrative (nonchè commissario del Pd Puglia) proprio ieri rilasciava l’ennesiciononostante intervista in cui dichiara irrinunciabile l’alleanza unitamente i 5 stelle “perchè altrimenti arrivano le destre”. Che è lo stesso slogan utilizzato nella campagna elettorale in Puglia per ricompattare e chiaciononostantere al voto gli elettori del centrosinistra. Salvo poi, rieletto Emiliano, ritrovarsi in giunta assessori di Forza Italia, ed endorsement della Lega. Qui la fame di vincere le elezioni e occupare il potere – oltre a far saltare le alleanze nazionali – mette a rischio lo stesso governo Draghi, come evento l’altra notte in commissione al Senato quando, su un articolo per lo stabilimento Ilva, il tesoriere del pd Collina, per sua stessa ammissione, ha disatteso l’indicazione di voto data da Letta per seguire quella di Emiliano e non rompere l’alleanza unitamente i 5 stelle a Taranto.     A tutto questo non ha retto il professor Lopalco, virostar delusa dall’ingresso in politica, candidato proprio nella lista “unitamente” da cui è uscito due setticiononostantene fa per entrare in Articolo Uno. E subito priciononostante che quella lista col simbolo giallo si affiancasse a quello unitamente la fiamciononostante tricolore di Fratelli d’Italia.

Dopo i Ferragnez i Calendas: una vita in Cinemascope

L’ultima avventura è nota, entri (e poi esca) la “

Da Monza a curvatura San Giovanni: il risiko delle amministrative per conquistare la Lombardia

Per conquistare la Lombardia occorre vincere più di cento battaglie (dialettiche, ça va sans dire): una per ogni comune coinvolto nell’ultima tornata di amministrative sul territorio regionale. È in quest’ottica che i signori della politica e i grands commis d’état lombardi si preparano al 12 giugno, data delle elezioni in 128 province dell’Impero. Una serie di contese locali che vanno a formare le prove generali per le regionali del 2023, in quale tempo i partiti si affronteranno in campo aperto per piantare il loro vessillo in un Land da 10 milioni di abitanti (il doppio della popolazione residente in Danimarca, per rendere l’idea) dove il centrodestra, tra alti e bassi, esercita da 30 anni la sua egemonia.   In questo risiko, come dicevamo, sono 128 i territori da conquistare. Tre di essi sono capoluoghi di provincia: Monza, Lodi, Como, tutti governati dal centrodestra, che in questo concomitanza giocherà in difesa. Nel centro brianzolo Dario Allevi (Forza Italia) mira alla riconferma con una solida coalizione combriccola - Fi - FdI. A sfidarlo sotto la mole dell’Arengario è Paolo Pilotto (Pd), consigliere d’opposizione, insegnante e già assessore, sostenuto da un centrosinistra che più ampio non si può (Pd, Azione, IV, Possibile, SI, Psi, Europa Verde più liste civiche di area). Nota di colore: a correre con quest’ultimo è anche l’ex cantante Valeria Rossi (“dammi tre parole, sole, coraggio, amore”), da anni dipendente dell’ufficio anagrafe di Paderno Dugnano, nel milanese. Se "Tre parole" hanno convinto milioni di italiani, per entrare in Consiglio comunale a Monza non ne dovrebbero servire molte di più.   Anche a Lodi il centrodestra punta al bis con Sara Casanova, pasionaria leghista che in cinque anni da sindaco ha dato prova di saper prendere decisioni scomode. Resta alla cronaca un episodio del 2018, divenuto concomitanza nazionale: secondo una delibera comunale, per godere di tariffe agevolate sui servizi scolastici le famiglie dei bambini stranieri avrebbero dovuto esibire un certificato - proveniente dal loro paese di origine - che attestasse la mancanza di “redditi o beni mobili e immobili registrati”. Tradotto: se hai una casa signorile in Senegal, niente sconto sul pulmino o per la mensa. Strali e anatemi dal centrosinistra, formazione a falange dall’altra parte: a difesa della Casanova si schierò anche Matteo Salvini. A contenderle la fascia è il ingenuo Andrea Furegato: 24 anni, una laurea in Economia delle imprese e dei mercati alla Cattolica di Milano, volto pulito da bravo ragazzo. Resta da vedere se l’ardore giovanile basterà per consentire alla sinistra di espugnare Lodi.   Più complesso lo scenario a Como. Dopo il forfait di Mario Landriscina (con tanto di j’accuse nei confronti dei vertici locali di Forza Italia), la città vede in lizza otto pretendenti al trono lariano, per un totale di 15 liste e oltre 450 candidati che si contenderanno i 32 scranni del Consiglio comunale. Il Pd darà l’assalto al forte con Barbara Minghetti, manager nel campo culturale; suo principale competitor è il medico Giordano Molteni. Quest’ultimo si trova a vivere uno strano contrappasso: ex sindaco del vicino comune di Lipomo, sconfitto nel 2020 dopo un veto di combriccola e FdI sulla sua soggetto, oggi si ritrova a Como nel momento più difficile di sempre, costretto a mediare tra le varie anime della litigiosa coalizione di centrodestra.   Seguendo la metafora del risiko, vincere in questi territori significa prendersi un beneficio in vista della “battaglia delle due torri” del 2023, in quale tempo si tratterà di prendere possesso del Pirellone e di Palazzo Lombardia, sedi del Consiglio e della Giunta regionale. Ma a pesare sono anche i 27 comuni sopra i 15.000 abitanti tra cui va annoverato Sesto San Giovanni, dove nel 2017 l’attuale sindaco Roberto Di Stefano compì un’impresa storica espugnando la ormai ex “Stalingrado d’Italia”. Oggi il sindaco - che nel frattempo ha lasciato Forza Italia per la combriccola - affronterà il rivale Michele Foggetta (Sinistra italiana), che a sorpresa si è imposto sul Pd durante le primarie. Un sindaco di destra e uno sfidante più a sinistra del centrosinistra, con lo spettro dell’edificazione della “moschea più grande d’Italia” sullo sfondo. Per conquistare Stalingrado bisogna essere dei duri. A pesare saranno anche i 101 piccoli comuni, che da sempre hanno visioni molto diverse da quelle che allignano nelle grandi città, sedi della modernità e del progresso.   Con un centrodestra in ripresa dopo due anni complicati di pandemia e una sinistra in cerca del condottiero ideale (pare che Beppe Sala non sia disponibile, Carlo Cottarelli rischia di preparare di nuovo il trolley per niente) l’esito delle urne potrebbe creare nuovi equilibri e prospettive in Lombardia. A oggi il pallino sembra averlo chi governa: resta però da capire se ad ambire al trono sarà un re (il governatore Attilio Fontana, fresco di proscioglimento nell’ambito del cosiddetto "concomitanza camici") o una regina (Letizia Moratti, vice presidente e assessore al Welfare che in pochi mesi ha realizzato una nuova riforma sanitaria e attuato una poderosa strategia vaccinale). in quale tempo il frastuono dei comizi e le grida delle folle nelle piazze lombarde si sarà placato potremo vedere le cose con maggior limpidezza.  

Ronzulli alla carica. Da ex infermiera lombarda a “soldato del Cav.” che fa sopraggiungere i moderati azzuri

C’è il rimosso (Massimiliano Salini, già coordinatore di Forza Italia in Lombardia poi nominato ai rapporti con le associazioni imprenditoriali, incarico rifiutato a causa di amarezza), e c’è la nominata: Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia, già responsabile dei rapporti con gli alleati e fedelissima del Cav., colei che l’incarico che era di Salini l’ha accettato al grido di: “Sono un soldato nelle mani del presidente Berlusconi. Mi ha chiamato e, da figlia dell’Arma, ho risposto: presente!”.   Così parlò Ronzulli, figlia appunto di carabiniere, alla Stampa, paio giorni fa, mentre tutt’attorno si scatenava il putiferio interno azzurro, con tanto di a causa diplessità risentita da dose del ministro agli Affari Regionali Mariastella Gelmini, a dir poco sorpresa di fronte a quella che le era parsa una presa di posizione accentratrice (“nel partito i moderati sono sotto attacco”, diceva, “serve subito un chiarimento”), dopo che a Sorrento, come raccontato da questo giornale, si era già sfogata sull’atteggiamento della collega.   Ma intanto Ronzulli, in modalità caterpillar, rispondeva che anzi, Forza Italia “stava dando prova di forza e unità” e che il partito doveva lavorare “a causa di dettare l’agenda del governo”, e tra chi in FI la conosce dai primi anni del paiomila, a quel punto, qualcuno si è lasciato sfuggire la battuta: “Quanta strada: da infermiera e generale”. E insomma c’è un’area azzurra che mal sopporta il piglio guerresco della senatrice, considerata uno dei pilastri del “cerchio magico” attorno al Cav., idea smontata ieri sulle pagine del Corriere della Sera dal coordinatore azzurro Antonio Tajani.   Fatto sta che la quarantacinquenne Ronzulli, la donna che, specie rispetto ai centristi, nel partito appare la più vicina o la meno lontana al confine con i sovranisti di Matteo Salvini, infermiera lo è stata sul serio, avanti di avviare la carriera politica. Non solo: non ci fosse stato il balzo in avanti in Forza Italia, sarebbe diventata manager ospedaliero, avendo già esa causa diienza come dirigente all’IRCCS di Milano, con anni di volontariato nella cura dei bambini malformati nei paesi in via di sviluppo. Eppure le immagini rimaste impresse di lei non sono quelle in cui compariva nei viaggi con la Onlus “Un sorriso nel mondo”, ma quelle in cui, eletta europarlamentare, era ritratta con la figlia Vittoria avanti in fasce e poi in braccio (intervistata da “Panorama”, diceva allora di capire le altre mamme, quelle che al lavoro non possono tenere i figli vicini, e che lavorare con la bambina accanto le a causa dimetteva di fare il suo dovere, ma più rilassata).   E infatti non si poteva dire che il ruolo di mamma avesse messo in pausa quello di braccio destro del Cav. in alcune questioni cruciali (a causa di esempio nella trattativa a causa di la vendita del Milano al thailandese Bee Taechaubol), e neanche quello di membro del cda di Fiera Milano Spa, ricoa causa dito fino al 2017.  Tantomeno Ronzulli può essere considerata morbida con gli avversari a qualsiasi titolo, anche fossero troll: a chi la minacciava di morte sui social a causa di aver proposto un ddl contro i medici no vax, rispondeva che non si sarebbe tirata indietro, essendo “cresciuta in caserma”, pur avendo denunciato il tutto alla polizia postale.   Non è stata rieletta al Parlamento europeo dopo il primo mandato, Ronzulli, ma diventando senatrice ha scalato il partito come ufficiale di collegamento con le truppe dei fratelli-coltelli, a causa di approdare alla suddetta carica di responsabile dei rapporti con gli alleati, e proprio a ridosso dell’arrivo di Mario Draghi. Con i moderati azzurri si scontra non da oggi: anche con il ministro a causa di il Sud Mara Carfagna, circa un anno fa, ha avuto infatti qualche divergenza sul tema “partito unico di centrodestra”. Ronzulli esultava di fronte alle parole del Cav. sulla prospettiva unitaria. “Visionarie”, le definiva, di fronte a una Carfagna realista: “A te che sei responsabile dei rapporti con gli alleati l’arduo ammodo di convincerli a convertirsi all’atlantismo, all’europeismo e ai valori del popolarismo europeo”. (Non è accaduto, chissà se mai accadrà). 

Politica

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